"Da vicino nessuno è normale" - Sculture di Matteo Raciti - www.giuseppegranato.it

“Da vicino nessuno è normale” – Sculture di Matteo Raciti

Durante la mia visita al complesso di Maggiano, già sede dell’Ospedale Psichiatrico di Lucca, ho avuto il piacere di ammirare le sculture di Matteo Raciti, presentate per la prima volta nella mostra Da vicino nessuno è normale(24 maggio – 4 novembre 2023) e oggi esposte in modo permanente in una sala della storica divisione maschile. È stato inoltre un piacere incontrare personalmente l’artista, intervenuto in occasione dell’inaugurazione del Museo “Giovanni Battista Giordano” all’interno dell’ex manicomio.

L’artista Matteo Raciti ritratto accanto a una delle sue sculture, in una sala espositiva con pareti bianche e opere fotografiche sullo sfondo.
L’artista Matteo Raciti ritratto accanto a una delle sue sculture, tra espressione e presenza.

Matteo Raciti, giovane scultore e artista emergente nel mondo dei carri allegorici di Viareggio, ha sviluppato negli ultimi anni una ricerca personale che unisce la tecnica della cartapesta a un linguaggio espressivo diretto e immediato. La sua formazione all’interno dei laboratori viareggini gli ha permesso di affinare una manualità rapida e istintiva, capace di trasformare un materiale umile in figure di forte impatto emotivo. Le opere esposte a Maggiano nascono proprio da questa sensibilità: una serie di sculture che evocano, attraverso posture, frammentazioni e tensioni del corpo, diverse forme di sofferenza psichica, dalla depressione al narcisismo, dalla schizofrenia alla paranoia, fino ai disturbi dell’umore come il bipolarismo. Non si tratta di rappresentazioni cliniche, ma di interpretazioni simboliche che cercano di restituire la complessità e la fragilità dell’esperienza umana.

Installazione artistica con sculture umanoidi su supporti mobili, dalle forme espressive e posture surreali, esposte in una sala con pavimento rosso e pareti bianche.
Installazione di Matteo Raciti: figure surreali e mobili che dialogano tra loro e con lo sguardo del visitatore.

Le immagini che seguono documentano un percorso artistico e umano che prende forma tra le pareti silenziose dell’ex ospedale psichiatrico di Maggiano. Le sculture di Matteo Raciti, realizzate in cartapesta per il Carnevale di Viareggio 2021, abitano ora questi spazi con una forza evocativa che travalica il grottesco. Ogni figura incarna una condizione psichica — depressione, narcisismo, schizofrenia, paranoia, bipolarismo — non come diagnosi, ma come specchio di fragilità condivise. L’artista fugge le etichette e invita lo spettatore a riconoscersi nelle “anime di carta”, lasciando che la parte più nascosta emerga senza vergogna. Le fotografie non illustrano soltanto le opere: le accompagnano nel loro dialogo con la memoria dei luoghi, con le vite che li hanno attraversati, e con chi oggi li osserva.

Locandina della mostra

In questa figura monumentale, la depressione prende corpo attraverso una postura cadente, uno sguardo svuotato, mani sproporzionate che sembrano incapaci di agire. La cartapesta, materiale fragile e modellabile, diventa pelle di un’anima appesantita, incapace di sostenere il proprio peso. Il volto, segnato da una malinconia profonda, non cerca pietà né spiegazioni: è lì, immobile, a testimoniare una condizione che non si vede ma si abita. Raciti non illustra la malattia, la evoca. E lo fa con una potenza grottesca che non allontana, ma avvicina, perché chiunque, almeno una volta, ha sentito il corpo diventare più pesante del mondo.

Figura umanoide in cartapesta, alta e sproporzionata, con testa calva e lineamenti cadenti che esprimono tristezza profonda. Le braccia e le mani, molto allungate, pendono verso il basso. Il corpo è montato su una struttura metallica con ruote. La scultura si trova in una stanza deteriorata, con pareti scrostate e una finestra con grate, creando un’atmosfera di abbandono.
Matteo Raciti – Depressione – 2021

Il volto della scultura appare come una maschera di malinconia trattenuta: la fronte corrugata, gli occhi socchiusi e la bocca abbassata raccontano un peso interiore che sembra sedimentato nel tempo. Sul labbro inferiore, un fiore appassito introduce un segno di delicatezza ferita, quasi un ricordo che non riesce a staccarsi. La materia, modellata in pieghe e cedimenti, amplifica la sensazione di un’emozione che si è fatta corpo. In questo dettaglio, Raciti concentra la fragilità dell’esistenza: un volto che non chiede nulla, ma che lascia affiorare ciò che resta quando la vitalità si ritira.

Primo piano di un volto scolpito con espressione profondamente malinconica: fronte corrugata, occhi socchiusi e bocca abbassata. Sul labbro inferiore è appoggiato un fiore appassito. La superficie materica evidenzia pieghe e irregolarità che accentuano il senso di fragilità emotiva.
Matteo Raciti – Depressione – 2021 – dettaglio

La figura inginocchiata, intenta a scrutare se stessa attraverso una lente d’ingrandimento, incarna il gesto ossessivo dell’auto-osservazione. Il volto riflesso, deformato e amplificato, suggerisce una ricerca di identità che si smarrisce nel dettaglio. Il corpo, costruito in cartapesta e montato su una base mobile, sembra sospeso tra teatralità e fragilità.
Attorno, i volti fotografici amplificano il tema dello sguardo: chi guarda chi? Raciti traduce il narcisismo non come vanità, ma come tensione continua tra visibilità e smarrimento, tra bisogno di conferma e paura di dissolversi.

Scultura in cartapesta di figura umanoide inginocchiata, con volto stilizzato e lente d’ingrandimento rivolta verso se stessa. Il viso riflesso nella lente appare distorto. Sullo sfondo, fotografie in bianco e nero di espressioni facciali umane. L’opera è esposta in una sala luminosa con pavimento a piastrelle.
Matteo Raciti, “Narcisismo” – 2021

Il volto riflesso nello specchio è un’immagine deformata, amplificata, inquieta. Gli occhi spalancati, le linee alterate, la tensione delle dita che reggono la cornice: tutto parla di un’ossessione per l’identità, per la propria immagine, per ciò che si è o si crede di essere. Il gesto del guardarsi non è pacificato, ma febbrile, quasi compulsivo. In questo dettaglio, Raciti traduce il narcisismo in una scena di introspezione distorta, dove il desiderio di riconoscersi si trasforma in smarrimento. Il volto non si contempla: si scruta, si rincorre, si perde.

rimo piano di una scultura che tiene in mano uno specchio ovale. Nel riflesso si vede il volto della figura, deformato e con occhi spalancati. Le dita sono allungate e tese attorno alla cornice. Sullo sfondo compaiono tre immagini in bianco e nero di volti classici appese alla parete.
Matteo Raciti, “Narcisismo” – 2021, dettaglio

La figura è attraversata da una molteplicità di sguardi: occhi che si diramano dal capo come pensieri impazziti, come voci che non si lasciano zittire. Il corpo, frammentato e instabile, sembra trattenere una tensione interna che non trova pace. La postura, il volto contratto, la struttura mobile su cui poggia: tutto suggerisce una condizione di allerta, di disgregazione, di identità che si moltiplica e si perde. Raciti non cerca di spiegare la schizofrenia, ma di evocarla nella sua vertigine. L’opera non rappresenta: vibra, si smonta, si espone. E chi guarda, forse, si sente guardato da ogni direzione.

Scultura umanoide in cartapesta con espressione angosciata, corpo segmentato e montato su struttura metallica con ruote. Dalla testa si diramano sottili aste metalliche, ciascuna terminante con un occhio stilizzato. L’opera è collocata in un angolo di stanza con pavimento a piastrelle e pareti bianche, evocando un senso di allerta e frammentazione mentale.
Matteo Raciti, “Schizofrenia” – 2021

Il dettaglio mostra un volto stravolto, gli occhi spalancati e la bocca contorta in un’espressione di allarme. Dal capo si diramano fili sottili che sorreggono occhi fluttuanti, come pensieri che sfuggono al controllo o presenze che osservano da ogni direzione. La materia pittorica accentua la tensione, mentre la postura suggerisce una mente assediata. In questo frammento, Raciti traduce la paranoia in forma visiva: un’angoscia che si moltiplica, si riflette, si insinua.

Matteo Raciti, “Schizofrenia” – 2021, dettaglio

La figura si presenta come un corpo vigile, teso, attraversato da presenze multiple. Sul capo, una corona di volti mascherati si moltiplica come pensieri intrusivi, come identità che si sovrappongono e si contraddicono. Gli occhi spalancati, le mani allungate, la postura irrigidita: tutto suggerisce una condizione di allerta costante, di sospetto che non trova tregua. Raciti traduce la paranoia in una forma che non urla, ma scruta. L’opera non cerca di spiegare, ma di far sentire, e chi osserva, forse, si scopre osservato a sua volta.

Scultura umanoide in cartapesta con volto inespressivo e occhi spalancati. Sul capo sono applicati numerosi piccoli volti mascherati, creando un effetto disturbante e surreale. Il corpo è pallido, con braccia e dita allungate, montato su una struttura metallica con ruote. L’opera è collocata in una stanza con pavimento a piastrelle e porta in legno bianco consumato.
Matteo Raciti, “Paranoia” – 2021

Il dettaglio mostra un volto teso, con occhi sporgenti e bocca semiaperta, come colto in un momento di smarrimento o allarme. Dal cranio, sostituito da una struttura metallica, si diramano volti urlanti, maschere di dolore che sembrano fuoriuscire dalla mente stessa.
È un’esplosione di voci interiori, un paesaggio emotivo che si fa materia. In questo frammento, Raciti dà forma al caos psichico, alla moltiplicazione incontrollata dell’io, trasformando il pensiero in grido.

Scultura umanoide con volto teso e occhi sporgenti, bocca semiaperta dalle labbra rosse. Dal cranio, sostituito da una struttura metallica, emergono piccoli volti urlanti fissati su fili sottili. La figura è dipinta in toni grigi e marroni, evocando un senso di caos mentale e sofferenza interiore.
Matteo Raciti, “Paranoia” – 2021, dettaglio

La figura, con il suo sorriso eccessivo e la gestualità teatrale, sembra congelata in un momento di euforia che sfiora il grottesco. Ma dietro l’espressione ampia, dietro le mani che si aprono al mondo, si intuisce una tensione latente, una possibilità di rovescio. Il corpo mobile, il volto scolpito con tratti caricaturali, suggerisce una condizione instabile, pronta a oscillare tra slancio e crollo. Raciti traduce il bipolarismo in una forma che non semplifica, ma amplifica: l’allegria diventa maschera, la leggerezza si fa inquietudine. L’opera non racconta un equilibrio, ma una soglia.

Scultura stilizzata di figura umana con volto sorridente e braccia tese in avanti, montata su struttura metallica con ruote; una mano regge delicatamente un fiore azzurro. Sullo sfondo, una fotografia in bianco e nero mostra una figura simile in un contesto di laboratorio.
Matteo Raciti, “Bipolare” – 2021

La figura, con il suo sorriso ampio e quasi teatrale, sembra inizialmente dominata da un’energia esuberante. Ma la testa, ruotabile, rivela sul retro un secondo volto: malinconico, dimesso, attraversato da una tristezza silenziosa. Questo doppio profilo trasforma l’opera in un dispositivo emotivo complesso, dove l’euforia e il crollo convivono nello stesso corpo. Il fiore tenue tra le dita diventa così un ponte fragile tra due stati dell’animo, un gesto che unisce la maschera dell’allegria e la verità più intima del dolore. Raciti non rappresenta un’emozione, ma la sua oscillazione.

Scultura stilizzata di figura umana con sorriso ampio e braccia allungate, che regge delicatamente un fiore blu e bianco con centro giallo; l’opera è esposta in un ambiente interno con pareti bianche e quadri incorniciati sullo sfondo.
Matteo Raciti, “Bipolare” – 2021, dettaglio

La figura chiude gli occhi, come chi trattiene un ricordo troppo vivo per essere guardato. Il volto, modellato con materia ruvida e sincera, sembra sospeso tra la quiete e l’assenza. Non c’è dramma, ma una dolcezza trattenuta, una malinconia che non chiede spiegazioni. La scultura non racconta un passato preciso: evoca il tempo che si è fatto interno, sedimentato, diventato paesaggio dell’anima. In questo busto, Raciti lascia che la nostalgia si manifesti senza clamore, come una pausa, come un respiro che non vuole finire.

Scultura busto intitolata Nostalghia di Matteo Raciti (2021), raffigurante un volto umano dagli occhi chiusi e dall’espressione malinconica, poggiata su base lignea in una stanza essenziale con pavimento rosso e pareti bianche.
Matteo Raciti, “Nostalghia” – 2021

Nell’aria sospesa della sala espositiva, Matteo Raciti si fa guida e complice, attraversando le sue creature con lo sguardo e la voce. Le opere, dense di tensione e stupore, sembrano ascoltarlo mentre racconta la loro genesi, i loro sussulti interiori, le traiettorie invisibili che le hanno condotte fin lì. I visitatori lo seguono, non solo con gli occhi, ma con l’anima: in quel momento, l’arte non è più oggetto, ma presenza viva, che si offre e si trasforma nel dialogo. Così si chiude il cerchio: l’artista tra le sue opere, in ascolto del mondo che le accoglie.

Tre visitatori ascoltano Matteo Raciti mentre spiega una delle sue sculture, una figura umana stilizzata con espressione sorpresa e sottili antenne metalliche che si diramano dalla testa; sullo sfondo è visibile una fotografia in bianco e nero di un’altra opera esposta.
Matteo Raciti tra le sue sculture, mentre intreccia parole e sguardi con chi le attraversa.

Uscendo dalla mostra, sento ancora addosso la delicatezza di un incontro che non avevo previsto. Non solo con le opere, che già da sole avrebbero lasciato un segno, ma con l’uomo che le ha generate. Ritrovare Matteo Raciti lì, tra le sue forme inquietamente vive, è stato come entrare per un attimo nel suo respiro creativo. Le sue parole, semplici e profonde, hanno aperto varchi nuovi dentro ciò che avevo appena osservato. Le sue sculture continuano a interrogarmi, a muovere pensieri che non si lasciano archiviare. È questo, forse, il dono più raro: scoprire un artista capace non solo di creare, ma di far risuonare ciò che crea dentro chi lo incontra.

Sito ufficiale dell’artista: https://www.matteoraciti.com/

Istagram: matteoraciti.artist

Vedi anche: “Memoria sospese tra le mura: il Manicomio di Lucca”


Lascia un commento

error: Il sito è un giardino: ogni parola è un fiore custodito con grazia, non stampabile