Una targa che custodisce il passaggio di Alfieri a Pisa: mesi di lavoro silenzioso, in una casa che ancora oggi trattiene il respiro della scrittura.
Un rettangolo di marmo, discreto, appoggiato al rosso vivo di un muro. Dice che qui, tra il novembre del 1784 e il settembre del 1785, Vittorio Alfieri abitò e scrisse: il Panegirico di Plinio a Traiano, il primo libro del Principe e delle lettere, e corresse dieci tragedie. È una targa che non alza la voce. Sta lì, come se aspettasse che qualcuno rallentasse il passo per accorgersi di lei. Eppure racconta un tempo intenso, un laboratorio di idee, un uomo che attraversava Pisa lasciando dietro di sé un filo di lavoro e inquietudine. Mi piace pensare che, passando sotto queste finestre, qualcosa di quel ritmo antico si possa ancora sentire: un rumore di penna, un pensiero che prende forma, una frase che cerca la sua direzione.

Nel periodo pisano Alfieri lavora a due testi che dialogano tra loro: nel Panegirico di Plinio a Traiano riprende il modello classico del discorso celebrativo per rovesciarlo dall’interno, trasformandolo in una meditazione sulla virtù civile e sulla libertà; nel primo libro di Del principe e delle lettere approfondisce proprio questo nodo, interrogandosi sul rapporto tra potere e scrittura, sulla fragilità dell’intellettuale di fronte alla tirannide e sulla necessità di una parola libera. Due opere diverse, ma attraversate dalla stessa tensione morale e politica che segna tutta la sua stagione creativa.
Ogni pietra trattiene una voce: basta fermarsi per sentirla.
