Fra botanica, entomologia e poesia
Una passeggiata nella campagna e nel bosco vicino casa, con esplosione della primavera…












Uno dei primi studiosi dell’antichità ad usare il nome di questo genere (Lamium) è stato Plinio (Como, 23 – Stabia, dopo l’8 settembre 79), scrittore e naturalista latino, il quale ci indica anche una possibile etimologia: questo termine discenderebbe da un vocabolo greco ”laimos” il cui significato è “fauci – gola”. Ma potrebbe discendere anche da altre parole greche: ”lamos” (= larga cavità), oppure dal nome di una regina libica ”Làmia”. In quest’ultimo caso il collegamento esiste in quanto le mamme greche, per far star buoni i loro bambini, descrivevano questa regina come un mostro capace di ingoiarli (come del resto fa il fiore di questa pianta quando un bombo entra nel tubo corollino in cerca del nettare)




Pervinca "So perchè sempre ad un pensier di cielo misterioso il tuo pensier s'avvinca, sì come stelo tu confondi a stelo, vinca pervinca; io ti coglieva sotto i vecchi tronchi nella foresta d'un convento oscura, o presso l'arche, tra vilucchi e bronchi, lungo la mura. Solo tra l'arche errava un cappuccino; pareva spettro da quell'arche uscito, bianco la barba e gli occhi d'un turchino vuoto, infinito; come il tuo fiore; e io credea vedere occhi di cielo, dallo sguardo fiso, d'anacoreti, allo svoltar, tra nere ombre, improvviso; e il bosco alzava, al palpito del vento, una confusa e morta salmodia, mentre squillava, grave, dal convento l'avemaria." Giovanni Pascoli, Myricae (1891)



"Ma tu che vai ma tu rimani Anche la neve morirà domani L'amore ancora ci passerà vicino Nella stagione del biancospino" da Inverno Fabrizio De Andrè




"Ieri colsi una orchidea per il mio occhiello: era maravigliosamente variegata, perversa come i sette peccati mortali;" "Il ritratto di Dorian Gray" Oscar Wilde 1890
LA MIA PROSPETTIVA